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Tecnologie per il risparmio energetico e le energie rinnovabili

Le cinque cose che vogliamo

LE CINQUE COSE CHE VOGLIAMO: ECCO LE RICHIESTE DELLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL SETTORE DELLE COSTRUZIONI

Caro Presidente, di fronte alla situazione difficile in cui versa la nostra economia e a una ripresa più volte annunciata, sperata ed invocata, ma ancora molto lontana e per ora senza prospettive concrete, le nostre imprese in questo momento si trovano ad affrontare condizioni operative che non ci permettono di stare nel mercato e di dare il nostro contributo all’economia e allo sviluppo, ma al contrario ci penalizzano ulteriormente. Le piccole e medie imprese sono il tessuto non solo produttivo, ma anche sociale della nostra società: creiamo posti di lavoro, innovazione, promuoviamo la formazione e accresciamo il know-how complessivo, contribuendo alla crescita non solo del Pil, ma anche del benessere collettivo. Tuttavia le nostre aspettative, dopo questi primi mesi di governo, sono purtroppo disattese. Nonostante gli annunci relativi a una maggiore semplificazione, a una minore burocratizzazione delle procedure, a un miglioramento dei rapporti con le banche, a una facilitazione nell’erogazione dei finanziamenti a sostegno delle nostre imprese e dello sviluppo, la cruda realtà è che tutto quanto promesso e più volte dichiarato sui giornali non trova riscontro nella nostra realtà quotidiana. Nonostante le sue esortazioni verso il sistema bancario, perché finanzi le Pmi, a oggi le nostre imprese si trovano a dover rispettare parametri finanziari pensati per una economia in crescita e non per una economia in crisi. Alle banche, che applicano troppo rigidamente i parametri di Basilea 2, si somma un sistema burocratico eccessivo, farraginoso e fortemente penalizzante per il nostro settore. SULLE NOSTRE IMPRESE GRAVA UN COSTO DEL LAVORO CHE NON CI PERMETTE NON SOLO DI ASSUMERE MA ANCHE DI MANTENERE IL PERSONALE IN AZIENDA e ciò crea difficoltà fortissime alle famiglie e a tutto il sistema. Ma per operare abbiamo bisogno anche di certezze per il futuro, e la continua discussione sul mantenimento o la cancellazione degli incentivi per le ristrutturazioni o l’efficientamento energetico genera confusione nel mercato, con la conseguenza che gli investimenti si fermano e le famiglie non programmano più gli interventi. Quello che chiediamo è una azione energica ed efficace su cinque punti: 1. COSTO DEL LAVORO: abbiamo un sistema di oneri fiscali e di tassazione eccessiva, che penalizza il lavoratore, le nostre imprese e che irrigidisce il mercato del lavoro; 2. MAGGIORE FLESSIBILITA’ NELLE ASSUNZIONI: sia in entrata che in uscita, superando i blocchi dati da norme che ormai vanno riviste in funzione dei tempi che sono cambiati; 3. RIDURRE LA BUROCRAZIA: arriviamo a 70-80 pratiche per avviare un singolo cantiere, un costo insostenibile anche in rapporto ai tempi di avvio, che si allungano e che allungano anche la ripartenza del mercato; 4. CERTEZZA DEGLI INCENTIVI: abbiamo bisogno di incentivi a lunga scadenza, con una prospettiva di uso almeno triennale, se non quinquennale, e non con proroghe anno per annoe infinite discussioni sulla loro validità, che generano confusione e attendismo da parte degli investitori; 5. PROGRAMMA QUINQUENNALE DI INVESTIMENTI: le nostre imprese hanno bisogno di tempo per potersi strutturare di fronte alle opportunità di mercato, ma i piani di sviluppo sono pensati solo nel breve periodo; abbiamo bisogno di piani quinquennali e non di provvedimenti che ogni sei mesi si rinnovano o, peggio, cambiano addirittura natura. Abbiamo retto fino a oggi questi lunghi anni di crisi, che nell’edilizia è stata anche più pesante di quella dell’intera economia, ma non sappiamo ancora quanto possiamo reggere se non vi saranno effettive misure di intervento concreto a sostengo delle nostre attività. . Noi, piccole e medie imprese del settore delle costruzioni, Le chiediamo più coraggio, più determinazione nel perseguire un vero rinnovamento e soprattutto le chiediamo di prendere impegni concreti e rapidi, pena la chiusura di moltissime imprese, con conseguenze sociali rilevanti, date dalla perdita di tanti posti di lavoro che invece, non solo vorremmo mantenere, ma addirittura, se i provvedimenti che prenderete ce lo permetteranno, incrementare. Le Pmi del settore delle costruzioni sono pronte a fare la loro parte, ma ora è nelle mani del Governo il vero cambio di marcia e di prospettiva. Non ci deluda.

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